IL SEME
Un sistema urbano ambientale-culturale, di verde e di acque, con pochi eguali in Italia
La città di Pordenone comprende un sistema urbano di verde e di acque con pochi eguali in Italia: per qualità, estensione, continuità e valore simbolico.
Questo ambiente è oggi in parte valorizzato o in corso di valorizzazione tramite una rete di “percorsi connettivi”: lungo un’asse est-ovest dal Castello di Torre al Lago della Burida (con potenziali estensioni a nord-est fino ai Laghetti di Rorai Grande e al Castello di Porcia e a ovest ai magredi di Cordenons). Lungo un’approssimativa asse sud-nord, dal Parco del Seminario al Parco San Valentino.
Quest’area, nel suo nucleo centrale Castello di Torre-Parco Fluviale del Noncello-Parco Reghena, è approssimativamente individuata da una “T”.
Perché si tratta di un’area straordinaria? Per tante ragioni. Per la sua estensione (e continuità dettata dall’acqua) e per una rara combinazione di qualità che meritano adeguato rilievo:
È un territorio che si estende senza soluzione di continuità dal centro di Pordenone, e in particolare dalla Contrada Maggiore, consentendo un emozionante passaggio, in un centinaio di metri, dal cuore storico-artistico della città a un paesaggio naturale con scorci di wilderness eccezionali per uno spazio urbano.
È un prezioso territorio di “acque naturali”, che condensa il valore unico della zona delle Risorgive in cui si colloca, con un fiume a sponde verdi (Noncello), acque ancora pure e molte rogge comprese nel sistema idrico (roggia Vallona, roggia Codafora, rio Maj, ecc.). Per queste caratteristiche Pordenone potrebbe diventare la simbolica “capitale delle Risorgive”, un fenomeno di rilevanza mondiale, con eguali in poche altre regioni del Pianeta, quali Bretagna, Jutland, Ohio.

È uno spettacolare territorio di “acque artificiali”, per le opere idriche realizzate negli ultimi due secoli a servizio dei cotonifici. Almeno 13 laghi/laghetti: San Valentino, San Carlo, Tomadini (3 laghetti), Galvani, San Giorgio, Querini, Burida (al confine con Porcia), Conceria (al confine con Porcia), Cotonificio di Rorai Grande (3 laghetti).
È un concentrato di quasi due secoli di archeologia industriale, che comprende tre ex Cotonifici (sempre più degradati): Cotonificio Amman di Borgomeduna, Cotonificio Veneziano di Torre, Cotonificio di Rorai Grande. A questi si può aggiungere l’ex Cotonificio Makó di Cordenons, collegato a Pordenone dal fiume Noncello con il suo corridoio verde.
È un territorio dal forte valore storico e simbolico: il Parco del Seminario, per esempio, è stato un tempo area contesa tra Patriarcato d’Aquileia e Casa d’Austria, al confine tra due “quasi Stati” prima dell’esistenza degli Stati.
È un “giacimento” di storia e d’arte. “Immerso” in questo territorio è il Castello di Torre, storicamente legato alla Patria del Friuli. Lambito da esso è il Castello di Pordenone, presidiato nel Medioevo dalla Casa d’Austria. In continuità con esso – e nella prospettiva di “percorsi connettivi” futuri – è il Castello di Porcia.
Un unico percorso pedonale di verde e di acqua potrebbe diventare il “sentiero dei tre Castelli”, lungo il quale ammirare fiumi di risorgiva, laghi e laghetti, resti archeologici romani, visitare biblioteche e musei…
Come sarebbe valorizzata in altri Paesi un’area con queste caratteristiche?
Non dimentichiamo, oltre ai Castelli, anche le ville: Villa Ottoboni (XVI secolo), Villa Galvani (XIX secolo), Villa San Valentino, Villa Brugnera (XVI secolo), in un sito straordinario. Con estensione verso Porcia a Villa Dolfin (XVII secolo).

Si tratta di un rarissimo (e pregevole) esempio di pittura romana nell’Italia del nord.
È un’area che comprende al proprio interno una “rete di Musei” e di patrimoni culturali in genere:
– Galleria di Arte Moderna e Contemporanea/PAFF;
– Museo itinerario della Rosa Antica;
– Museo Archeologico del Castello di Torre;
– Area Archeologica della Villa Romana di Torre;
– Science Centre Immaginario Scientifico di Torre;
– Museo Diocesano d’Arte Sacra;
– Biblioteca del Seminario Vescovile (una biblioteca aperta al pubblico, con documenti di grande importanza storica e oltre 130.000 volumi).
A questi si aggiungano i Musei Civici della limitrofa Contrada Maggiore:
– Museo Civico d’Arte di Palazzo Ricchieri;
– Museo Civico di Storia Naturale Silvia Zenari;
– Galleria Harry Bertoia.
È un’area che include opere di architettura contemporanea firmate da architetti di primaria importanza:
– Chiesa del Beato Odorico dell’architetto Mario Botta;
– Centro Diocesano dell’architetto Othmar Barth.

tra i più importanti architetti viventi a livello mondiale.
È un territorio che racchiude una miriade di “luoghi e segni della memoria”, quali il lavatoio e il ponte antico della roggia Codafora, il sentiero delle operaie con l’antico lavatoio, la ghiacciaia e le magnolie di San Valentino, il boschetto di bambù del Parco delle Terme romane, e tanti altri.
Oggi tutto questo patrimonio è dissipato nell’immaginario in più di una decina di Parchi – Parco Fluviale del Noncello, Parco Reghena, Parco Tomadini, Parco San Valentino, Parco San Carlo, Parco Galvani, Parco “ex Giardini Pubblici”, Parco Querini-Valdevit, Parco del Seminario, Parco delle Terme Romane, Parco del Castello di Torre, Parco del Lago Burida, Parco dei Laghetti di Rorai, Parco Cimolai (e anche in parchi privati parzialmente accessibili come il Parco della Madonna Pellegrina) – e in una miriade di “cerniere verdi” non ben identificate.
Come “concentrare” e “aumentare” questo valore disperso?
A cominciare da un nome unico che racchiuda e identifichi questa pluralità, che la faccia finalmente emergere come straordinario valore d’insieme.
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