Come l’AI potrebbe incontrare (con moderazione) Terranaonis
In questi tempi non si fa altro che parlare di AI come potente strumento a favore della comunicazione. Non possiamo, dunque, come comunicatori, esimerci dall’immaginarlo applicato al nostro oggetto: la Terranaonis.
Come potremmo, con tale premessa, mettere in gioco questo potenziale nelle varie, possibili declinazioni della nostra proposta?
Le opportunità d’impiego sono molteplici e in divenire: dall’uso di sistemi avanzati di traduzione automatica, che permetterebbero di gestire “facilmente” APP multilingue e in particolare un sito multilingue, offrendo oggi traduzioni di discreta qualità, in tempo reale, con costi nulli o contenuti; alla possibilità di impiegare voci virtuali e/o avatar realistici per audio e videoguide. Il vantaggio di questi sistemi è soprattutto la facilità di aggiornamento dei contenuti, avendo a disposizione H24 traduttori efficienti e speaker precisi, non soggetti a sbalzi d’umore o impegnati in altri progetti.
L’intelligenza artificiale può anche aiutarci a catturare o a ricostruire momenti altrimenti difficili da fissare con strumenti quali, per esempio, la fotografia. Mi è capitato tante volte di osservare il martin pescatore nel suo frenetico volo, presso il Laghetto Tomadini superiore.

Ma come fermare quel fulmineo passaggio? Potremmo farlo ricreando l’evento con l’intelligenza artificiale: qui sotto un’elaborazione ottenuta con ChatGPT versione free.
Con lo stesso strumento abbiamo trasformato la fotografia virtuale in illustrazione. Tutto in pochi minuti, con descrizioni molto semplici.

Le illustrazioni ottenute con l’AI potrebbero essere utilizzate con successo per creare pannelli esplicativi dedicati, per esempio, alla flora e alla fauna della Terranaonis, come le tavole delle enciclopedie degli anni Sessanta.
Ma noi continuiamo a pensare che il progetto Terranaonis sia innanzitutto un progetto di visione comunicativa, prima ancora che di declinazione tecnica della comunicazione. Che debba, inoltre, essere un progetto profondamente radicato nella coscienza e nella cultura del nostro territorio, prima ancora che uno strumento di marketing turistico. Un’impresa che dovrebbe coinvolgere i Pordenonesi, rendendoli partecipi con i loro contributi e i loro talenti: con le vibrazioni delle loro voci, con i segni della loro espressione artistica, con le loro note di musica, con il loro sguardo capace di cogliere luci, atmosfere, dettagli significativi e illuminanti. Un progetto che coltivi un comune senso di appartenenza, apportando personalissime particelle di humus.
Intelligenza artificiale o esperienza naturale “made in Pordenone”?
Non sarà facile scegliere.