I FRUTTI
Attraverso Terranaonis, Pordenone può migliorare qualità di vita e immagine, con ricadute ambientali, sociali, economiche e culturali

Lo stemma di Pordenone sulla trecentesca Casa Simoni. Rappresenta una porta turrita, a due battenti, spalancata sull’acqua fluviale, montata sullo scudo della Casa d’Austria, rosso con fascia bianca: è il simbolo di una città aperta ai commerci e al mondo.

Grazie a questo progetto super partes, proattivo e radicato nel territorio, si generano consapevolezza civica e senso di appartenenza, si ispirano, si sviluppano e si mantengono forme di partecipazione alla vita della Città, al di là degli eventi estemporanei.
In tal senso Terranaonis diventa veramente una solida terra di conquiste:  

Conquiste ambientali: valorizzazione di un’ampia e preziosa area naturalistica, cui viene finalmente attribuita la giusta importanza, favorendone la fruizione consapevole, responsabile e rispettosa da parte dei cittadini. 

Conquiste sociali: creazione e valorizzazione (anche a livello informativo-comunicativo) di uno spazio straordinario e vario a disposizione dei cittadini per molteplici attività e, in particolare, per stare insieme, condividendo progetti e la cura del bene comune.

Conquiste economiche: emersione di un potenziale paesaggistico finora latente e di un valore complessivo (ambientale-estetico-storico-artistico) che fa brillare di luce riflessa tutta la città, contribuendo anche a un suo riposizionamento urbanistico, immobiliare e turistico.  

Conquiste culturali: riscoperta di un’identità civica che trova espressione nella “pienezza” di Terranonis, offrendo tante buone motivazioni per sentirsi finalmente Pordenonesi con coscienza di sé e con orgoglio.  

L’importante è crederci

Molte città e molti luoghi hanno cambiato il loro volto e il loro destino quando qualcuno ha cominciato a vederli con uno nuovo sguardo. E a credere nel proprio punto di vista. Questa storia mi fu raccontata dall’architetto Stefano Tessadori, quando si parlava di Terranaonis.

La High Line, la linea ferroviaria sopraelevata di New York, fu inaugurata nel 1929, per il trasporto delle merci dai magazzini e dalle fabbriche di Manhattan verso l’Hudson, senza intasare il traffico stradale. Avendo esaurito progressivamente la sua funzione, la High Line fu dismessa nel 1980. Per quasi un ventennio rimase sospesa nel suo abbandono tra i palazzi e i grattacieli della Grande Mela, frequentata solo da visitatori “alternativi” o romantici, attratti da questo relitto postindustriale destinato alla demolizione.
Un giorno del 1999 due giovani, Joshua David e Robert Hammond, si presero la briga di salire sulla strada ferrata dimenticata e fatiscente, come tanti altri curiosi avevano già fatto prima di loro. Ma con una differenza sostanziale. Giunti lì, infatti, presero coscienza che quel percorso consentiva di scoprire la città da un insolito punto di vista, immersi in uno straordinario ecosistema di flora spontanea e con una distesa di chilometri di fiori di campo. A differenza dei tanti altri distratti visitatori, Joshua e Robert presero, appunto, coscienza.
Da questa consapevolezza – e a dirla tutta da una prima riunione cui parteciparono solo i due giovani proponenti – prese vita un movimento di opinione per salvare la High Line da fine sicura e restituirla alla cittadinanza con una nuova funzione sociale e ricreativa. Nel 2009 un progetto rivoluzionario trasformò la High Line nel più affascinante percorso pedonale di New York: un magnifico sentiero verde sospeso lungo 2.3 km, percorso dagli abitanti della città e da turisti da ogni parte del mondo. Un punto di vista non distratto aveva restituito alla metropoli un suo gigantesco patrimonio urbanistico da anni trascurato e latente, “invisibile” seppure esistente alla luce del sole. Oggi la High Line è universalmente riconosciuta come uno dei luoghi simbolo di New York.